il potere legislativo risiederà privatamente nel solo Parlamento

Non vi saranno più feudi, e tutte le terre si possederanno in Sicilia come in allodii, conservando però nelle rispettive famiglie l'ordine di successione, che attualmente si gode

26 maggio 2012 - 31 ottobre 2012

“Se nel 1810 pochi capivano che volesse dire Costituzione, da quell'epoca in poi non vi ha ciabattino che non conosca i diritti suoi e che non senta la violenza di esserne spogliato" (Nicolò Palmeri)

In un mondo sempre più globalizzato, diventa necessario incrementare le relazioni culturali ed economiche creando stabili collegamenti, riannodando fili, nel tempo abbandonati, con altre realtà e civiltà.

Ripercorrere la storia della Sicilia, soprattutto per le nuove generazioni, significa riscoprire ricchezza e molteplicità di culture che in essa si sono incontrate.

Una tale memoria può e deve costituire oggi il punto di partenza imprescindibile per una rinnovata capacità progettuale che metta a frutto il ricchissimo patrimonio culturale e naturale dell’Isola, insieme alle sue straordinarie risorse umane.

Dopo aver celebrato i 150 anni dell’unificazione nazionale ed esaltato il valore dell’Italia una e indivisibile, ricordare, in un ideale continuum, i duecento anni della Costituzione siciliana del 1812, contribuisce a mettere in luce lo spessore di un’identità regionale che ha saputo fornire un apporto significativo in termini di progetti, uomini e idee alla costruzione dell’ordinamento unitario e al disegno della “Repubblica delle autonomie” tracciato dalla Carta costituzionale del 1948.

Le ricorrenze celebrative possono essere riempite di contenuti d’occasione o colme di retorica, ma possono anche, e più proficuamente, rappresentare opportune occasioni per una valutazione critica di eventi che, pur appartenendo al passato, hanno prodotto conseguenze sensibili ancora nel nostro presente.

Risulta pertanto significativo far seguire alle celebrazioni di un evento “nazionale” di indubbio rilievo, le celebrazioni di un evento che geograficamente è “regionale” ma che culturalmente costituisce un formidabile esempio di diffusione di principi costituzionali che dall’Inghilterra finiscono per contagiare la Sicilia ed il Mediterraneo.

Così declinate, le vicende della nostra terra possono forse essere spiegate con un’angolazione diversa da quella di una Sicilia ripiegata su se stessa, che tende a spiegare ciò che in essa accade secondo chiavi di lettura tutte interne. Al contrario la Costituzione del 1812 lega le sorti della nostra terra alle aspirazioni di libertà e di autogoverno che caratterizzeranno le vicende di molti popoli europei.

Parallelamente a quanto accade in altre parti d’Europa – ed in particolare con la coeva Costituzione di Cadice - il 1812 segna, a Palermo, il passaggio dall’antica costituzione storica ad un impianto che risente del costituzionalismo moderno.

Il carattere del testo costituzionale non concesso da potere regio ma approvato da un parlamento in sede costituente, l’abolizione dei privilegi feudali, l’affermazione dei diritti dei cittadini e la libertà di stampa, la creazione di un moderno parlamento bicamerale e l’indipendenza dal Regno di Napoli danno la misura del fermento che coinvolge l’Isola.

Quell’ “indipendenza”, ancora una volta in funzione antinapoletana, sarebbe stata ribadita dallo Statuto del Regno di Sicilia redatto dal parlamento del 1848. Più tardi, a quel sentimento veniva informato il progetto elaborato, a Palermo, dal Consiglio Straordinario di Stato del 1860, in vista di un assetto federale auspicato per l’Italia unita. Tale idea, intesa quale riconoscimento di una peculiarità dalle radici profonde, avrebbe trovato risposte adeguate con lo Statuto speciale di autonomia del 1946 e con la Costituzione repubblicana del 1948.

L'Europa e il mediterraneo

Il 18 marzo 1812 a Cadice, in Spagna, viene promulgata una Carta costituzionale che, come quella siciliana, è votata e non semplicemente concessa dal sovrano. Un evento fondamentale nella lunga e sanguinosa guerra di indipendenza del popolo spagnolo dalla Francia, che ha ispirato pittori come Francisco Goya per il suo celebre El tres de mayo de 1808 en Madrid. Il fermento intellettuale e politico intorno al tema dei diritti che investe profondamente la Sicilia è dunque il prodotto di un respiro europeo. Il 24 giugno 1812 inizia la compagna di Russia di Napoleone Bonaparte e, con essa, il declino del grande statista e condottiero. Il codice civile napoleonico, intriso delle idee illuministiche, aveva gettato le basi del diritto degli Stati dell’Europa continentale eliminando il retaggio del feudalesimo e creando una società borghese e liberale.

Il 18 giugno 1812 gli Stati Uniti d’America dichiarano guerra alla Gran Bretagna. Un conflitto che nasce per ragioni apparentemente soltanto economiche ma che farà da coronamento alla guerra di indipendenza cominciata trent’anni prima. Non a caso è proprio in questi anni che verrà composto l’inno nazionale americano. All’inizio dell’Ottocento le terre che si affacciano sulle coste orientali e meridionali del Mediterraneo si trovano tutte sotto il dominio dell’Impero Ottomano giunto alla sua massima espansione. Nei decenni a seguire, una profonda crisi interna e la pressione delle grandi potenze europee ne mineranno l’unità fino al suo disfacimento che si compirà nel primo Novecento.

Sicilia 1812. Lo scenario culturale.

Sicilia 1812. Lo scenario culturale. Alimentazione.

Dalla Conca d’Oro ai monti, memorie di paesaggi da assaporare. Deschi popolari e mense signorili

Tutti uguali, popolani e nobili, davanti ad un piatto di pasta. Almeno nei giorni di festa. Ma solo nei palazzi si mangiava il pasticcio di maccheroni. Negli altri giorni, invece, erano abissali le differenze fra le due cucine: sontuosi piatti di carne e di pesce, con ovi di tonno addirittura ricordati dal cronista Marchese di Villabianca, sul desco dei signori; sfogo alla fantasia con ingredienti poverissimi, invece, alla tavola dei contadini. I dolci, poi, cassate, frutti di pasta di mandorla, ancora di fattura conventuale, venivano preparati per le feste delle famiglie nobili. E come riferisce un gourmet d’eccezione, Alexandre Dumas, appassionato estimatore di fichi e fichi d’India, si affermò l’abitudine di aprire e chiudere il pasto con un buon Marsala.

Ma erano i contratti di nozze e l’arte di imbandire la tavola a segnare lo spartiacque fra i ceti. Nel 1810 un contratto di nozze tra contadini agiati metteva in lista come dote due pentole, un piatto grande, una tovaglia, poche cose insomma. Nel 1803, ben diverso si presentava l’inventario nuziale della famiglia Lanza-Filangeri e come corredo per il monsù (cuoco) centinaia di attrezzi per la cucina e ancora, argenti, porcellane, cristalli...

Del resto si sa, la gastronomia siciliana si mangia con gli occhi e si riconosce dal profumo. E lo scoprirono bene i viaggiatori di Sicilia che tratteggiarono lussureggianti paesaggi, elogiando il grano e i frutti dell’orto come fece Goethe: “l’insalata ha la dolcezza e il sapore del latte”. Ed ancora la frutta, l’arancio del Siracusano fino al carrubo dei monti; oltre al Marsala si apprezzò il rosso coltivato in agro di Vittoria e nella Piana di Catania.

Sicilia 1812. Lo scenario culturale. Economia.

La Sicilia e i mercanti inglesi

Trapani, fine del ‘700 - primi dell’800: nasce il vino Marsala, non parla siciliano, ma inglese, come il suo inventore, il mercante John Woodhouse di Liverpool, stabilitosi nella cittadina del Trapanese per produrre sapone: dopo aver gustato la delizia del vino locale, lo trasforma con l’aggiunta di brandy nel nettare che tutti conosciamo. E’ questa una delle tante storie di uomini e di famiglie inglesi, francesi, maltesi, spinti a fare commercio in Sicilia perché l’editto napoleonico di “Blocco Continentale” del 1806 impedisce ai mercantili delle potenze nemiche di entrare nei porti controllati dai francesi. La Sicilia con la sua posizione strategica nel cuore del Mediterraneo diventa un prezioso sbocco economico.

Nasce così una nuova classe imprenditoriale, al fianco o spesso al posto di un’aristocrazia fondiaria indebitata; tuttavia pesano il ricorso al credito ancora in mano ai privati, a tassi di usura, nonché lo scarso spirito associativo, l’arretratezza dei trasporti e l’indisponibilità di ferro e carbone. Insomma, uno sviluppo a macchia di leopardo, forte nei centri urbani, quasi assente nell’entroterra.

Questa rinascita produttiva della Sicilia è segnata da nomi quali Ingham e Florio che investono anche nei piroscafi a vapore; Martin (Pa), Geraci (Ct) e Hallam (Me) creano gli opifici delle sete; Naselli, costruisce la prima cartiera a Comiso; Sanderson (Me) esporta agrumi anche nel Stati Uniti; Gibbs (Pa) porta le prime compagnie assicurative, e tanti altri. Viene istituito il primo sistema delle Camere di commercio (Me e Pa), partono le prime campagne pubblicitarie, si pubblica il “Giornale di Statistica” di Ferrara e Amari.

Un mondo totalmente nuovo che fa esplodere in tutta la sua crudeltà l’antico divario economico e sociale. Hanno ancora un sapore amaro le pagine scritte dall’estrazione zolfifera: i territori restano feriti dagli effetti devastanti sulla salute e sull’ambiente e dal feroce sfruttamento minorile.

Sicilia 1812. Lo scenario culturale. Letteratura.

Il Meli e la Costituzione del 1812

Se è vero, come scrisse Francesco Lanza, che alla fortuna del Meli certamente ha nociuto lo zelo degli esaltatori a ogni costo, considerando tutta la sua poesia “grandissima e intoccabile”, è vero anche che l’autore di La fata galanti, nella Palermo tra la seconda metà del Settecento e i primi anni del secolo successivo, non conobbe rivali: conversatore irresistibile, seppe rispecchiare nella sua opera la società siciliana di quel tempo, una sorta di ambiguo Giano bifronte, orientata da un lato in ostinate resistenze; dall’altro, rivolta a intercettare a tutti i costi il nuovo. Nel far ciò, si mostrò duttile, passando dall’Arcadia più briosa a certo realismo linguistico coi ditirambi, per non dire dell’accento del racconto sociale e politico. Come testimoniano i componimenti pubblicati postumi e dedicati alla nuova costituzione: Li foggi maledici di lu 1812 e Lu Parlamentu di lu 1812. “Mentri ceca Discordia infuria ed ardi /, E scoti di l’Europa imperj summi, / Tu Sicilia da tia stissa ti sfardi, / E di foggi maledici rimbummi!” scrive il Meli contro le lotte intestine fra i diversi esponenti isolani, promotori e rivali della costituzione, a proposito della quale pone questo radicale quesito: “Vurria sapiri da qualche omu saggiu / Stu Parlamentu, sta juta in Collegiu, / Stu novu stili di novu linguaggiu, / Qual è la sua virtù, lu so gran pregiu?”, temendo che essa potesse in qualche modo essere rovinosa per “lu secunnu, lu terzu e quartu cetu”.

Sicilia 1812. Lo scenario culturale. Pittura e mecenatismo.

Le residenze dei Borbone

Il quindicennio dei Borbone in Sicilia favorì il rapporto con la cultura partenopea e orientò l’indirizzo locale verso il neoclassicismo. A loro si devono gli interventi alla Palazzina Cinese, residenza di villeggiatura, e a Palazzo Reale, la “casa di città”. Nel primo caso, l’apparato decorativo spaziava dal gusto orientale al pompeiano, da quello turco al Neoclassico. Tanti i pittori “adornisti” napoletani al lavoro (Silvestri, Cotardi, Gioia), ma anche i “figuristi” palermitani Velasco e Riolo. A Palazzo Reale ritroviamo Giuseppe Velasco, al quale Ferdinando III commissionò, a Sala d’Ercole, l’Apoteosi di Ercole sulla volta e le fatiche dell’eroe sulle pareti.

Dopo l’insurrezione palermitana del 1820 i regnanti scelsero come rimando simbolico della propria grandezza la dominazione normanna: in questa direzione furono realizzate le pitture della Sala Gialla di Palazzo Reale.

I Palazzi e le ville nobiliari

Nel primo Ottocento permase la tendenza settecentesca di decorare volte e pareti delle dimore secondo l’estetica neoclassica. L'architetto più in voga era Giuseppe Venanzio Marvuglia. Il caposcuola era Velasco, affiancato dai suoi migliori allievi (Patania e La Farina). Un esempio? La Villa Belmonte all'Acquasanta, di proprietà del colto principe di Belmonte.

Nella prima metà del secolo si diffusero anche nuove formule espressive goticizzanti, in sintonia col resto d’Europa. Il ‘Medioevo rivisitato’ però ebbe come basi l'architettura e la decorazione locali, cioè lo stile arabo-normanno e quello gotico-catalano. Il neogotico si affermò insieme alle grandi famiglie borghesi, a partire dai Florio. Il passaggio dal neoclassico al romanticismo fu evidente nell’opera di Carlo Giachery che per Vincenzo Florio realizzò nel 1844 la Sala dei Quattro Pizzi all'Arenella.

Le citazioni arabo-normanne che la caratterizzano si ispirano ai mosaici della Stanza di Ruggero di Palazzo Reale ed al soffitto ligneo della Cappella Palatina, motivi presi a campionario dai decoratori dell’epoca.

La pittura da cavalletto

Dopo la Restaurazione, con la caduta del prezzo del grano e la svalutazione della rendita fondiaria, aristocratici e borghesi commissionarono quadri più piccoli, in particolare ritratti. Quasi tutti i pittori siciliani vi si dedicarono. Si distinse Giuseppe Patania con la serie di ritratti richiesti da Agostino Gallo per la sua ‘casa-museo’ (oggi alla Biblioteca Comunale di Palermo). Al ritratto era anteposto il tema di storia. Anche in questo genere Patania emerse: Leda col cigno (1822), i dipinti della palermitana Civica Galleria d’Arte Moderna.

Un posto a parte spetta alla veduta e al paesaggio. Erano pochi i siciliani specializzati in questo campo. Si distinse, anche all’estero, Francesco Zerilli, allievo di Patania, considerato l’iniziatore del vedutismo siciliano.

Sicilia 1812. Lo scenario culturale. Moda.

Alcuni pronunciano la parola “moda” soltanto in senso spregiativo. Nelle sue apparenze più capricciose, la moda ha effettivamente un sapore di frivolezza e di vanità, ma in realtà, rispecchia lo stile di vita sociale, un aspetto della cultura ed è la variopinta illustrazione del vissuto di ognuno rispetto alle esigenze di tutti i giorni. Gli abiti di gala, da società e da passeggio della Collezione Piraino esposti nel percorso della mostra celebrativa dedicata al 1812, provengono da importanti famiglie nobiliari di Napoli, Palermo e Londra.

Contesto storico

Durante il regno di Ferdinando di Borbone, IV re di Napoli e III di Sicilia, vi furono tumulti che finirono con l’allontanare da Palermo il viceré Fogliani. Nuovo viceré fu nominato Domenico Caracciolo che aveva ricoperto la carica d’ambasciatore del re Borbone alla corte di Francia. Con lui arrivò a Palermo una ventata di raffinatezza e di cultura tutta francese, gradita dalla nobiltà palermitana.

Napoleone Bonaparte aveva già invaso l’Alta Italia e la sua marcia incalzante verso il sud, preoccupò re Ferdinando che, temendo di restare incastrato nella sua Napoli, con l’appoggio dell’ammiraglio Nelson, nel 1798, fuggì a Palermo assieme alla famiglia reale. Il suo esilio siciliano durò dieci anni e lo impiegò tra le sue vecchie passioni: la caccia e la chiacchierata relazione con Lucia Migliaccio, principessa di Partanna. L’intraprendente Maria Carolina invece, cercò di stringere alleanze con le corti europee e, per ottenere l’appoggio dell’Inghilterra, divenne intima amica di Emma Hamilton, moglie dell’ambasciatore inglese.

Nel 1789 la Rivoluzione francese aveva posto fine all’Ancienne Regime proclamando il nuovo stato giuridico basato sull’eguaglianza. In Italia si diffuse una certa apprensione per tutto ciò che poteva avere un legame con la Francia di Luigi XVI e di Maria Antonietta, entrambi ghigliottinati. Agli occhi sospettosi del pavido re Ferdinando, ogni cosa che gli ricordasse la Francia gli sembrava pericolosa, compresa la moglie, l’irrequieta Maria Carolina, sorella della defunta Maria Antonietta. Con alcuni editti introdusse, nell’abbigliamento palermitano, alcuni elementi: alle dame consigliò di guarnire il collo con un sottile nastro rosso per ricordare il sanguinoso taglio della ghigliottina e agli uomini proibì l’uso delle parrucche. Fece rimpatriare i sarti e i cuochi francesi che operavano a Palermo.

Condannò la moda trasandata delle mervelleuses e degli incroyables, scaturita dalla Rivoluzione e adottata anche dai giovani contestatori palermitani. A tal proposito, il monaco Clericia, per volontà di Ferdinando, dal pulpito della chiesa di San Domenico a Palermo si scagliò contro coloro che, adottando la moda parigina, contravvenivano alle regole del buon gusto: «Se ne stanno in crocchio, o sdraiati innanzi a’caffè, o a piazzeggiar su e giù, a due, a quattro, a sei col cappello a morione, o a falde resegate, o a larga tesa con un tovaglino screziato alla gola, o con un collaraccio imbottito rasente alle orecchie, col mento da dichiararsi scrofolosi, col giubberello stretto e serpeggiato a vari colori, con un zamberlucco abbreviato, o secondo la stagione, con una guarnacca fino a’talloni fornita di duplicato e largo bavero, col calzoncino succhiato, colle calzette di arlecchino...». E non erano solo parole: quattro giorni dopo, l’abate Carnella, vestito alla nuova moda, fu arrestato e subito relegato in un convento. Anche la moda ha avuto i suoi martiri.

La Costituzione del Regno di Sicilia del 1812

Nel 1812 si convoca un parlamento straordinario con il compito di redigere una carta costituzionale sul modello inglese. E’ il tentativo di traghettare la Sicilia dall’antico regime alla modernità

Redatta nel contesto dello scontro militare ed ideologico tra Francia ed Inghilterra nel Mediterraneo, la costituzione palermitana del 1812 rappresentò il prodotto più importante di uno dei ‘laboratori di ingegneria costituzionale’ sollecitati dalla presenza inglese anche in Corsica, a Malta e nelle Isole Ionie.

Il 18 giugno 1812 il principe vicario, Francesco I di Borbone, riunì il Parlamento a Sala d’Ercole. Il protonotaro del Regno, Pietro Papè, principe di Valdina, invitò l’assemblea a riorganizzare la legislazione del Regno sulla falsariga della Costituzione inglese. I lavori durarono fino al 7 novembre, attraverso adunanze separate dei singoli “bracci” (baronale, ecclesiastico e demaniale) per esaminare le Basi predisposte dall’abate Paolo Balsamo. Gli articoli votati venivano sottoposti alla “sanzione” del sovrano, che poteva approvarli, respingerli o modificarli.

Il risultato fu un misto fra principi del costituzionalismo inglese (sistema parlamentare bicamerale, habeas corpus nei procedimenti penali, il giurì) e idee di matrice rivoluzionaria francese (libertà di pensiero e parola; diritto di resistenza; diritto-dovere all’istruzione e alla salute, per cui si obbligavano i cittadini a vaccinare i figli). Fu abolita la tortura.

La Costituzione conta 500 articoli. E’ composta dalle Basi; da un Corpo diviso in Potere legislativo (affidato alla Camera dei Comuni eletta dai cittadini e alla Camera dei Pari nominati dal Re), Potere esecutivo (affidato alla Corona) e Potere giudiziario gestito dai Magistrati, nominati dal Re ma indipendenti e la cui condotta era sottoposta al giudizio del Parlamento; da Decreti (libertà di stampa, successione al trono, abolizione del feudalesimo, consigli civici e municipalità, diritti e doveri dei cittadini, divisione della Sicilia in sette Valli amministrative e ventitrè Distretti).

Il Salone del Real Parlamento

L’immagine più antica della sala dei Parlamenti − voluta dal viceré Giovanni della Cerda nel 1560 e ultimata al tempo di don Carlo d’Aragona − è l’affresco conservato nelle sale destinate dal Duca di Montalto quale sede per lo svolgimento dei Parlamenti estivi. Il dipinto, attribuito a Gerardo Astorino, rappresenta la seduta del Parlamento del 1636 e mostra l’originario soffitto a vele e classici motivi decorativi.

Nel tardo settecento la sala fu dipinta da Giuseppe Velasco per iniziativa del viceré Francesco d’Aquino, principe di Caramanico. In questa decorazione, poi sostituita dall’attuale, erano presenti elementi classici e tardo barocchi, come documenta la tela di Elia Interguglielmi che rappresenta la seduta del Parlamento del 1802.

L’attuale decorazione, ispirata agli episodi della vita di Ercole e alle sue celebri fatiche, fu commissionata dal re Ferdinando III nel 1810 con l’intento di riproporre la gloria della dinastia attraverso i modelli iconografici della collezione Farnese, ereditata dal padre Carlo III. Il nuovo ciclo pittorico fu inaugurato in occasione della seduta del Parlamento per la solenne proclamazione della Costituzione del 1812.

Alle tempere e ai monocromi della volta e dei quadroni delle pareti fanno da acceso contrappunto cromatico le decorazioni a grottesca delle lesene, i tondi e i cammei di ispirazione mitologica, realizzate da Benedetto Cotardi e dagli allievi di Velasco, considerato il rappresentante più autorevole del Neoclassicismo in Sicilia.

I Protagonisti del periodo costituzionale siciliano 1810-1812

FRANCESCO GENNARO GIUSEPPE, DUCA DI CALABRIA, I DI BORBONE, RE DELLE DUE SICILIE

Napoli, 19 agosto 1777- Napoli, 8 novembre 1830

Secondogenito maschio di Ferdinando IV, re di Napoli e di Sicilia e di Maria Carolina d’Asburgo, veniva designato erede al trono, dopo la scomparsa del fratello maggiore Carlo Tito (Carlo Francesco). Nonostante l’ottima formazione, non mostrò mai una vera e propria attitudine alla conduzione degli affari del Regno. Sottomesso alla volontà dei genitori e, secondo il giudizio dei contemporanei, sempre incerto nelle decisioni, Francesco non dava buona prova della propria abilità politica, preferendo una vita ritirata. Dopo la morte della moglie, l’arciduchessa Maria Clementina, figlia dell’imperatore Leopoldo II, nel settembre del 1802, in vista di nuove alleanze con la Spagna, sposava la cugina Isabella, figlia di Carlo V di Borbone. Nel 1812, ottenuta da Ferdinando la nomina a vicario generale, trascorreva un periodo gravoso fra le influenze contrapposte del Bentinck e dei genitori, contrari, questi ultimi, alla elaborazione della Costituzione siciliana. Con la restaurazione, Francesco veniva nominato dal padre Luogotenente per la Sicilia. Con la scomparsa di Ferdinando, avvenuta nel gennaio del 1825, Francesco ereditava il regno per un breve arco di anni, a causa della morte prematura.

PAOLO BALSAMO

Termini Imerese (Palermo), 4 marzo 1764 – Palermo, 4 novembre 1816

Nato da una famiglia di agricoltori, la «classe più onesta di tutti i paesi», veniva avviato giovanissimo agli studi ecclesiastici. Nutrito dalle letture di John Locke, David Hume e Adam Smith, si interessava ben presto alle scienze politico-economiche. Nel 1787 vinceva la cattedra di agricoltura all’Accademia palermitana e nello stesso anno compiva un lungo viaggio d’istruzione in Italia e nel resto d’Europa. Rientrato a Palermo, nel 1792, su incarico del vicerè Caramanico, intraprendeva un nuovo viaggio di studio all’interno della Sicilia, per indagare sulla arretratezza delle campagne e suggerire al governo le necessarie riforme. La nomina di Abate di Santa Maria di Bordonaro gli consentiva di sedere nel Parlamento siciliano del 1810, quale componente del braccio ecclesiastico. Nel febbraio del 1812, su impulso del principe di Castelnuovo, redigeva una bozza di costituzione, che sarebbe stata poi discussa dal Parlamento e sanzionata dal re. Tuttavia, il testo costituzionale approvato dal Parlamento risultava assai differente dal progetto originario, suscitando le proteste di Balsamo, secondo il quale «le carte della Costituzione» erano state «da tutti messe sossopra, ed in mille guise sconciate e deturpate». Dopo la restaurazione borbonica, si ritirava a vita privata, dedicandosi a scrivere Sulla istoria moderna del Regno di Sicilia: memorie segrete, edita postuma a Palermo nel 1848.

NICCOLÒ PALMERI

Termini Imerese (Palermo) 10 agosto 1778 –18 luglio 1837

Figlio del barone Vincenzo e di Gaetana Palmeri, iniziava i suoi studi presso l’Accademia Euracea a Termini Imerese. Dopo la laurea in Giurisprudenza presso il Siculorum Gymnasium di Catania, intraprendeva a Palermo l’attività forense, che interrompeva poco tempo dopo per ragioni di salute, dedicandosi agli studi di economia politica e di agricoltura, sotto la guida di Paolo Balsamo. Nel 1810 veniva chiamato a partecipare ai lavori del Parlamento siciliano. Maturava in quegli stessi anni la sua ideologia politico-costituzionale, che nei decenni successivi si sarebbe ulteriormente chiarita e sistematizzata attraverso un’ampia attività storiografica, rappresentata in particolare dal Saggio storico e politico della Costituzione del Regno di Sicilia infino al 1816, pubblicato postumo nel 1847. Deluso dallo svolgersi degli eventi politici, che avrebbero portato alla restaurazione borbonica, si ritirava dalla scena pubblica, tornandovi soltanto in occasione dei moti del 1820. Si spegneva nella sua città natale nell'estate del 1837 a causa del colera.

LORD WILLIAM BENTINCK

Portland, 14 settembre 1774 – Parigi, 17 giugno 1839

Secondogenito del primo ministro inglese William Cavendish-Bentinck, e di Lady Dorothy, trascorreva gli anni giovanili partecipando attivamente alla vita politica inglese e alle campagne militari contro la Francia rivoluzionaria di Napoleone. Nel 1811, il governo lo inviava in Sicilia in qualità di comandante delle forze armati militari inglesi nel Mediterraneo e di ministro plenipotenziario alla Corte borbonica, al fine di difendere l’Isola dall’avanzata delle truppe francesi. Schivo e diffidente nella vita privata e con una “buona dose di timidezza”, tanto da giudicare il conferimento di onorificenze “l’inflizione di una sofferenza”, dimostrava le sue qualità di “buon soldato” e di abile mediatore nella gestione della politica siciliana. Convinto sostenitore dei principi liberali, interveniva nel conflitto aperto fra monarchia borbonica e aristocrazia siciliana, sostenendo quest’ultima nell’elaborazione di una carta costituzionale. In qualità di Comandante militare conduceva due operazioni contro l’esercito francese, in Spagna nel 1813 e a Livorno nel 1814, in questa città, si rivolgeva agli italiani, esortandoli alla rivolta antinapoleonica e promettendo loro l’indipendenza. Al suo rientro in Sicilia, all’indomani della caduta di Napoleone, veniva richiamato in patria.

GIUSEPPE VENTIMIGLIA, PRINCIPE DI BELMONTE

Palermo, 1776- Parigi, 1814

Primogenito di Vincenzo e di Anna Maria Cottone di Castelnuovo, compiva i suoi studi nel Collegio Nazareno di Roma. A soli diciotto anni intraprendeva un lungo viaggio attraverso l’Europa, conoscendo a Parigi, sulla via del ritorno, Charlotte Ventimiglia, del ramo francese della sua famiglia, che sposava prima di rientrare in Sicilia. Uomo colto, raffinato collezionista e antiquario, rendeva ben presto Palazzo Belmonte di via Toledo, un centro sontuoso della vita culturale e mondana di Palermo. Nel periodo della riforma costituzionale, sarebbe stato l’ispiratore, insieme allo zio Carlo Cottone, principe di Castelnuovo, della bozza della Costituzione per il Regno di Sicilia, materialmente elaborata da Paolo Balsamo. Aspri dissensi, però, avrebbero presto diviso Belmonte e Castelnuovo nella fase della discussione e approvazione del testo costituzionale, soprattutto a causa della soppressione del fedecommesso, fortemente difeso dai ‘belmontisti’. Nel 1814, con il ritorno di Ferdinando e in un nuovo contesto politico europeo, Belmonte tentava di salvare la Costituzione, cercando, senza successo il sostegno di Luigi XVIII. Alla sua morte, avvenuta a Parigi alla fine dello stesso anno, cedeva, per mezzo di un lascito, parte della sua collezione di dipinti e di disegni alla Regia Università degli Studi di Palermo.

CARLO COTTONE PRINCIPE DI CASTELNUOVO E DI VILLAHERMOSA

Palermo, 30 settembre 1756 – 29 dicembre 1829

Figlio del principe Gaetano e della contessa Lucrezia Cedronio, lettore di Hobbes, Locke, Hume, Bolingbroke e Blackstone, completava la propria formazione attraverso numerosi viaggi nei paesi europei. Gli echi della rivoluzione francese e le riforme dei vicerè Caramanico e Caracciolo contribuivano a far maturare in lui ideali liberali e l’avversione nei confronti della politica accentratrice del governo di Napoli. Nel 1802, alla morte del padre, subentrava nel braccio baronale del Parlamento. Più tardi, con l’avvio del periodo costituzionale, insieme al nipote Giuseppe Ventimiglia principe di Belmonte, incaricava l’abate Paolo Balsamo di redigere un progetto di Costituzione per il Regno di Sicilia. Favorevole all’abolizione della feudalità, si sarebbe scontrato aspramente con il principe di Ventimiglia, causando di fatto la spaccatura del partito costituzionale. Dopo la restaurazione borbonica, che avrebbe decretato la fine della Costituzione siciliana, trascorreva gli ultimi anni della sua vita, progettando di fondare nella sua villa ai Colli un Seminario di Agricoltura, allo scopo di istruire nella materia i giovani siciliani. Il progetto si sarebbe, però, realizzato soltanto dopo la sua scomparsa, grazie al sostegno dell’ amico ed esecutore testamentario Ruggero Settimo.

Il Parlamento siciliano

La Costituzione siciliana del 1812 trasforma l’antico parlamento dei ceti in un moderno parlamento bicamerale formato, sul modello inglese, da una Camera Alta (Paria) ereditaria e da una Camera bassa, o Camera dei Comuni, elettiva.

Le fonti registrano, per l’età normanna e sveva, la convocazione di una serie di ‘colloqui’, ‘curie’, ‘parlamenti’ a carattere itinerante composti da personaggi di rango vicini al sovrano.

Nel 1296 Federico III d’Aragona promulgava la costituzione De curia semel in anno facienda (Dell’obbligo di convocare il parlamento ogni anno), con la quale si introduceva il principio della convocazione annuale di un’assemblea composta da signori feudali e dai rappresentanti delle città demaniali. Si riporta al regno di Martino I, ed in particolare al parlamentum convocato a Siracusa nel 1398, l’avvio di un nuovo corso. L’assemblea siciliana assumeva, per la prima volta, l’articolazione in tre bracci (ecclesiastico, militare o feudale e demaniale) sul modello delle cortes catalane e aragonesi: presentava al sovrano delle proposte alle quali, capitolo per capitolo, egli apponeva il proprio placet (mi piace) o (non placet, non mi piace).

Durante il regno di Alfonso il Magnanimo, negli anni venti-cinquanta del secolo XV, venne introdotto il principio che per ottenere la sanzione regia il parlamento offrisse al sovrano i “donativi” (somme di denaro) e che i “capitoli” (richieste presentate al sovrano) costituissero delle leges pactate (leggi concordate) al cui rispetto il monarca era vincolato. Il parlamento“ordinario” veniva convocato ogni tre anni dal sovrano o dal viceré. Particolari circostanze (nascite, matrimoni di componenti della famiglia reale, guerre, terremoti) potevano, tuttavia, rendere necessaria la convocazione di un parlamento “straordinario”.

Col tempo le riunioni si tennero a Palermo. I tre bracci si riunivano separatamente, generalmente all’interno di una chiesa, e comunicavano tra loro per il tramite di messi. Con la votazione del donativo l’attività parlamentare si poteva dire conclusa e il parlamento si scioglieva. L’articolazione del parlamento in tre bracci permaneva invariata fino al 1812. La costituzione redatta in quell’anno sostituiva, infatti, l’antica assemblea cetuale con un moderno parlamento, sul modello inglese: Camera Alta (o Paria) ereditaria e Camera dei Comuni elettiva.

Il laboratorio Costituzionale del 1812

La stagione costituzionale siciliana del 1810-1815 affonda le radici nelle vicende e nella cultura tardo settecentesca. Partecipano al dibattito élites in continua oscillazione fra respiro europeo e contesto locale venato di arretratezza

In parallelo al processo di elaborazione della costituzione del 1812, la Sicilia viveva un’intensa stagione codicistica. Almeno fino al 1816, infatti, il dibattito giuridico e politico appariva caratterizzato dal ‘problema dei codici’, in un clima incandescente che rifletteva l’ambiguità dei rapporti tra Ferdinando e l’élite politica siciliana. Il disegno di un Regno costituzionale ed il connesso processo di codificazione ‘nazionale’ erano, però, destinati a fallire a partire dal settembre del 1819 quando l’Isola, ormai parte integrante del Regno delle Due Sicilie, avrebbe conosciuto, con l’entrata in vigore dei codici borbonici, l’abrogazione del sistema del diritto comune. Il doppio processo, di elaborazione di un testo costituzionale e di codificazione, esprimeva in qualche misura il momento conclusivo di una dinamica istituzionale d’antico regime, che doveva risolversi in un ultimo e più vivace scontro fra Parlamento e Monarchia, l’uno preoccupato di dare una veste più moderna alla tradizionale legislazione siciliana, l’altra ‘costretta’, in un primo momento, a ‘subire’ e, successivamente, pronta a ‘tradire’, il patto costituzionale, condannando all’oblio i progetti di codificazione a quello connessi.

Seppure mai entrati in vigore, i progetti redatti dal parlamento risultano non privi d’interesse. Innanzi tutto essi rivelano il grado di maturazione raggiunto dalla locale cultura giuridica. Con tali progetti si cercava di conciliare «tradizione e rinnovamento del diritto», in un contesto che, contrariamente a quanto avveniva negli altri Stati italiani, risultava estraneo alla conquista napoleonica e nel quale il ‘mito’ del codice non era disgiunto da quello della costituzione.

La costituzione del Regno di Sicilia. Fatti, Luoghi, Personaggi.

I Borbone a Palermo e la Costituzione del 1812

Il video di Piero Longo racconta la vita della corte borbonica nei quindici anni dell’esilio palermitano, quando Ferdinando e Carolina dovettero salvaguardare il loro regno con l’aiuto degli inglesi. Intanto a Napoli scoppiava la rivoluzione giacobina, cui seguì il regno di Giuseppe Bonaparte e poi quello di Gioacchino Murat.

Si riscopre così l’arte, la cultura e la società di quel particolare momento storico nel quale maturò l’idea della Costituzione. Questa fu voluta dai nobili e dagli intellettuali e, con l’aiuto del plenipotenziario inglese Lord Bentinck, accettata da Ferdinando III, che era IV di Napoli, e che poi si autoproclamerà Primo delle due Sicilie.

La Costituzione fu proclamata il 18 giugno 1812 nella Sala d’Ercole del Palazzo Reale di Palermo.

Guida ai luoghi ai fatti ai personaggi

a cura di

Ivana Bruno e Pierfrancesco Palazzotto

con il coordinamento scientifico di

Maria Andaloro

La “Guida ai luoghi ai fatti ai personaggi” costituisce una delle iniziative promosse dall’Assemblea Regionale Siciliana per celebrare i duecento anni della Costituzione di Palermo del 1812. Si tratta di uno strumento di conoscenza pensata come ideale completamento e prosecuzione della Mostra “Sicilia 1812. Laboratorio Costituzionale. La società la cultura le arti” allestita negli spazi del Palazzo Reale.

Ed è proprio da lì che parte la Guida, dall’esperienza di racconto e di visione che immaginiamo il visitatore abbia compiuto, un invito a proseguire un altro tratto di cammino, lungo una sfaccettatura diversa, alla luce della moltitudine di echi che ha captato. Ideata e realizzata con un approccio interdisciplinare, storico-istituzionale e storico-artistico, intende fornisce una lettura combinata di alcuni tra i più importanti monumenti della città, accomunati dall’essere stati sede degli eventi del 1812 o comunque luoghi delle vicende istituzionali siciliane.

Infatti, la Guida nasce dall’esigenza di dare una casa, anzi di ridare la propria casa a quei gesti eloquenti del principe di Castelnuovo e di Belmonte e, più in generale, di restituire i luoghi ai fatti, ai personaggi, ai documenti in ballo nei lavori per la Costituzione: convinti come siamo della forza che l’interazione fra tutti questi agenti, animati e inanimati, mette in campo.

Per contenere insieme i tratti molteplici e vari di questo piano conoscitivo, è sembrato opportuno ricorrere all’adozione di due codici di scrittura e di comunicazione diversi e visivamente distinti.

Il primo settore accoglie i testi: le introduzioni, il saggio storico, la presentazione dei luoghi e dei complessi monumentali dove si svolsero i lavori della Costituzione, vale a dire il Salone d’Ercole nel Palazzo Reale di Palermo, il Collegio Massimo dei Gesuiti, il Seminario arcivescovile, il Palazzo Senatorio, a cui sono da aggiungere la sede dell’Archivio di Stato perché vi si conserva il testo originale della Costituzione e il Pantheon dei siciliani illustri nella Chiesa di san Domenico, per essere espressione di memoria legata ad alcuni protagonisti degli eventi che ci interessano.

Il secondo contiene una congerie diversificata di materiali. Ed ecco che possiamo leggere gli articoli della Costituzione e il calendario dei lavori; immaginare di ascoltare il discorso del principe Francesco, ad apertura della seduta del Parlamento nella sala d’Ercole il 18 giugno 1812, sapere del cerimoniale, conoscere il profilo e la fisionomia dei protagonisti. Grazie alla formula adottata, il lettore può intraprendere la lettura seguendo percorsi “personalizzati”, secondo i propri punti di vista, le proprie curiosità, i propri interessi.

La “Guida ai luoghi ai fatti ai personaggi” propone, quindi, un modo tutto nuovo per ricomporre le tessere di un ricco mosaico fatto di storia e di cultura, un file rouge che, attraverso foto, documenti e cenni storici, ci riporta virtualmente ad assistere a quei lavori, a partecipare a quell’atmosfera densa di tensione, passione e speranza in cui i legislatori operarono in quegli anni.

Nella prospettiva che mira a investire sulla cultura e ad aprirsi sempre più alla cittadinanza ed ai giovani in particolare, si inseriscono le iniziative del Bicentenario e questa Guida dei luoghi storici di Palermo, utile strumento di conoscenza per quanti vogliano comprendere di più del passato e del presente della Sicilia.


copyright © 2012
Edizioni Ars
Segretariato Generale
Sicilia 1812, laboratorio costituzionale : guida ai luoghi ai fatti ai personaggi / ideazione e coordinamento
di Maria Andaloro; cura di Ivana Bruno e Pierfrancesco Palazzotto. – Palermo: ARS, 2012.


ISBN 978-88-906805-1-9
1. Sicilia – Costituzioni politiche – 1812.
I. Andaloro, Maria. II. Bruno, Ivana. III. Palazzotto, Pierfrancesco.


945.8082 CDD-22 SBN Pal0244218
CIP - Biblioteca centrale della Regione siciliana “Alberto Bombace”

La “Guida ai luoghi ai fatti ai personaggi” sarà in vendita presso il Bookshop della Fondazione Federico II (Palazzo Reale, Piazza Parlamento n. 1) al prezzo di € 10.00.

Il ricavato della vendita della guida sarà destinato al Restauro del dipinto murale raffigurante la Madonna del Rosario con San Domenico, attribuito a Giuseppe Spatafora junior (notizie 1580-1638), situato nell’androne dell’ingresso monumentale del Palazzo Reale.

"Sicilia 1812. I documenti"
A cura dell'Archivio di Stato

26 maggio 2012 - 31 ottobre 2012

Per ricostruire la Costituzione del 1812 occorre risalire ai soggetti istituzionali preposti. Le testimonianze documentarie di tali funzioni ed attività costituiscono i ‘complessi documentari’ che si conservano presso l’Archivio di Stato di Palermo. Nello specifico, consultando il Protonotaro del Regno (1349-1819) e le serie documentarie Dispacci e Incartamenti della Real Segreteria (1611-1826), è possibile ripercorrere i lavori dell’assise, le materie trattate dai tre Bracci, gli atti adottati.

Almeno dal 1883, presso la sede della Catena, «in una delle due stanze destinate agli studiosi e alla Deputazione di storia patria», era presente «un grande armadio a vetri» contenente codici, autografi e, fra gli «atti recenti», «l’originale della Costituzione del 1812».

La mostra documentaria pone al centro del suo percorso il testo “originale” che costituisce un corposo volume. Attorno ad esso si vedranno i verbali delle sedute, i testi adottati, così da risalire ai protagonisti di quelle riunioni ed ai luoghi delle stesse e da percepire le contrapposizioni degli schieramenti in campo.

Per consentire di meglio conoscere il testo costituzionale sarà possibile, dopo avere percorso l’esposizione, ‘entrare’ dentro il testo stesso visionandolo nelle sue parti più significative e ascoltando la lettura di alcuni passi, a cominciare dalle «basi».

La mostra consentirà di avvicinarsi anche ai testi delle disposizioni attuative successive al 1812, che testimoniano di un processo istituzionale (1812-1815) non concluso. Il percorso si chiuderà con il testo della istituzione, a completamento della Restaurazione, del Regno delle Due Sicilie del dicembre 1816.

Archivio di Stato - La Catena, Corso Vittorio Emanuele, 31 - Palermo

Ingresso su prenotazione
(091-2510628/634)

e-mail: as-pa.comunicazione@beniculturali.it

Prenotazione elettronica su apposito modello presente nel sito www.archiviodistatodipalermo.it

Apertura ordinaria: da martedì a venerdì dalle ore 9 alle ore 13,30 e dalle ore 15.00 alle ore 17.00; sabato dalle ore 9.00 alle ore 13,30.

Gazzetta Britannica

La Gazzetta Britannica di Messina

Messina fu una delle prime città siciliane ad avere un vero giornale politico-costituzionale: la Gazzetta Britannica. Il primo fascicolo della G. B. veniva pubblicato, per i tipi di Giovanni Del Nobolo, il 2 marzo 1808. Era una pubblicazione bisettimanale edita, senza alcuna interruzione, fino al 18 giugno del 1814, quando, con il variare della situazione politica, mutando la testata, diventava Gazzetta di Messina. Si trattava di un giornale che, nel clima culturale della “Sicilia inglese”, era finalizzato a controbattere sia la propaganda franco-napoletana, sia le posizioni conservatrici e reazionarie borboniche. Nonostante i limiti propri di tutta la stampa politica del periodo, non si può negare alla G. B., vero e proprio incunabulo della stampa costituzionale italiana, il merito di aver contribuito al maturare di una nuova coscienza politica in Sicilia.

In occasione del bicentenario della Costituzione siciliana del 1812, l’Assemblea regionale siciliana, in collaborazione con l’Università di Messina, ha realizzato un archivio on-line della G. B. . Il progetto, realizzatosi grazie alla ricerca pluriennale di Patrizia De Salvo, docente di Storia delle istituzione politiche della Facoltà di Scienze Politiche, che ne ha curato anche l’edizione, dà la possibilità a studiosi e appassionati di storia, non solo siciliana ma europea, di avere a disposizione la collezione completa del periodico, per altri versi introvabile. Allo scopo di approfondire le tematiche legate allo sviluppo del giornalismo politico, il 22 giugno p.v. si terrà nella Sala Rossa dell’Assemblea regionale siciliana, un Seminario su Rapporti fra la stampa, l’opinione pubblica e la politica nelle pagine della Gazzetta Britannica, con interventi di Patrizia De Salvo e di Antonio Giuffrida, moderatore Salvatore Cusimano.

Informazioni

26 maggio 2012 – 31 ottobre 2012


Mostra “Sicilia 1812. Laboratorio Costituzionale. La società la cultura le arti”

Palazzo Reale, saloni del piano parlamentare

Visite istituzionali per gruppi di studenti, ogni giovedì alle ore 17.00 su prenotazione telefonica Tel. 7051111

Ingresso: venerdì, sabato e lunedì ore 8.15 / 16.15 (ultimo ingresso)
domenica e festivi ore 8.15 /12.15


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Foro competente
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Credits


Consiglio di Presidenza

On. Francesco Cascio, Presidente

On. Santi Formica, Vice Presidente Vicario

On. Camillo Oddo, Vice Presidente

On. Giovanni Ardizzone, Deputato Questore

On. Paolo Ruggirello, Deputato Questore

On. Baldassarre Gucciardi, Deputato Questore

On. Edoardo Lenza, Deputato Segretario

On. Giuseppe Gennuso, Deputato Segretario

Giovanni Tomasello, Segretario generale

Paolo Modica de Mohac, Segretario generale aggiunto

La terra impareggiabile
duecento anni di storia e di poesia in Sicilia

Spettacolo

con

Pino Caruso e Lucia Sardo
con la partecipazione musicale di
Salvatore Bonafede (pianoforte)

e con

Miriam Palma (canto)
Antonino Giannotta (mandolino)
Gabriele Giannotta (chitarra)
Raffaele Pullara (mandolino)
Michele Ciringione (contrabbasso)

regia
Alfio Scuderi

25 maggio 2012, ore 21.00
- spettacolo ad invito -

La storia della Sicilia raccontata dai suoi poeti. A portarli in scena, nella suggestiva cornice del Cortile Maqueda di Palazzo Reale, gli attori Pino Caruso e Lucia Sardo. Musica, immagini e versi scandiranno un percorso poetico che andrà dal 1800 ad oggi, da Giovanni Meli, Lucio Piccolo, Salvatore Quasimodo, Gesualdo Bufalino e Ignazio Buttitta fino a Vincenzo Consolo.

Tre i piani poetici che si intrecceranno:


La Sicilia poetica sarà affidata all’interpretazione di Pino Caruso e Lucia Sardo, che in scena porteranno i versi dei grandi poeti siciliani.

La Sicilia pittorica sarà affidata alla scelta di immagini dei più grandi artisti siciliani, che la nostra terra hanno illustrato e raccontato, da Lo Iacono a Guttuso.

La Sicilia musicale: due grandi artisti siciliani. La voce di Miriam Palma e il piano di Salvatore Bonafede. Bonafede eseguirà alcuni suoi brani inediti, facendo da contrappunto alla parola letta. Mentre Miriam Palma interpreterà alcuni brani tratti dalla sua “Suite siciliana”. L’idea su cui si fonda la performance è quella di cogliere l’aspetto più peculiare della musicalità della poesia e del canto siciliano. Con questo intento Miriam Palma guarda indietro a quella grande vocalità di appartenenza mediorientale da cui trae origine il canto siciliano: le sfumature, i melismi, i quarti e ottavi di tono che lo rendono particolare e affascinante. Il risultato: una commistione siciliana, tra musica e parola, dal gusto contemporaneo, ma dalle sonorità classiche a metà tra improvvisazione sonora e musica popolare.


Guarda il video dello spettacolo

“O a Palermo O all'inferno
Lo sbarco di Garibaldi in Sicilia”

27/28/29 maggio 2012, ore 21,30
Palazzo Reale, Cortile Maqueda

Ingresso gratuito su prenotazione telefonica
(091-7051111)

  • Ideazione scenica, drammaturgia e regia di Mimmo Cuticchio
  • Oprante – contastorie: Mimmo Cuticchio
  • Manianti e combattenti: Giacomo Cuticchio, Fulvio Verna, Tania Giordano
  • Assistente alla regia: Heidi Mancino

“Cuntu” e pupi raccontano lo sbarco di Garibaldi e la sollevazione antiborbonica. Originale spettacolo che, partendo dal grido di battaglia dell’avventura dei Mille, intreccia tutte le espressioni artistiche della tradizione teatrale siciliana: l’opera dei pupi, il contastorie, la farsa. Per questo allestimento sono stati appositamente costruiti ben 60 pupi.

Il palco è immerso nel buio, solo una luce fioca illumina la scena che farà da sfondo alle vicissitudini dei protagonisti. Nessun sipario interviene a coprire le mosse del maestro, Mimmo Cuticchio - che nel silenzio del suo laboratorio, tra i pupi appesi tutt’intorno, è intento a dipingere un cartelluzzo. È la capacità fabulatoria del contastorie - lo stesso Mimmo - insieme alle modulazioni, alla passione nella sua voce ad attivare il patto narrativo, a immergere il pubblico nell'episodio della serata. Un episodio che apre alla storia, quella vera, su cui si è scrupolosamente documentato, e che lo ha portato a costruire uno spettacolo di grande rigore, oltre che, naturalmente, aperto alla visionaria libertà del teatro. Come in molti altri suoi lavori i pupi, oltre ad occupare il loro spazio scenico, sconfinano e sono spesso mossi a vista. Partecipano, discutono, esaminano danno voce ai vinti e ai vincitori, disseppelliscono i nodi e le contraddizioni della storia con il sospetto che dietro al legno, ai metalli, alle stoffe di cui sono fatti si nasconda una simbologia da cui trarre ancora una conoscenza fruttuosa. E la città di Palermo è presente prima con le sue bellezze, poi con le sue rovine...


Guarda il video dello spettacolo

Orchestra sinfonica siciliana

Concerto "L'Ottocento in musica"

diretto dal maestro
Francesco Di Mauro

15 giugno 2012, 21,30
Palazzo Reale, Cortile Maqueda

Ingresso gratuito su prenotazione telefonica
(091-7051111)

Sinfonie d’opera con brani di Donizetti, Rossini, Cimarosa, tutti autori che hanno composto nel primo ’800. Si chiude con l’ouverture di Tchaykowsky, intitolata proprio “Ouverture 1812”, una composizione per orchestra che ricorda la tentata invasione francese della Russia e la conseguente devastante ritirata dell’armata di Napoleone.

  • G. Rossini, La Gazza Ladra, ouverture
  • G. Donizetti , Don Pasquale, ouverture
  • D. Cimarosa, Il matrimonio segreto, ouverture
  • G. Paisiello, Socrate immaginario, ouverture
  • G. B. Pergolesi, L’Olimpiade, ouverture
  • G. Rossini, Il Signor Buschino, ouverture
  • V. Bellini, Norma, ouverture
  • Tchaykowsky, ouverture 1812

"nuova Musica per la storia"
New music for history

20 settembre e 5 ottobre 2012, ore 21.00
Palazzo Reale, Cortile Maqueda

Ingresso gratuito su prenotazione telefonica
(091-7051111)

Concerti in occasione del bicentenario dell’innovativa Costituzione siciliana del 1812

Giovedì 20 settembre, ore 21.00

“Paesaggi sonori/soundscape composition” di Domenico Sciajno

Musiche dell’800 e del ’900 eseguite dal Duo Entr’Acte: Ester Prestia, flauto – Maurizio La Rocca, chitarra.

Il duo eseguirà opere dei musicisti italiani dell’Ottocento, Mauro Giuliani e Nicolò Paganini e del tedesco Kaspar Fürstenau.

Venerdì 5 ottobre, ore 21.00

“Paesaggi sonori/soundscape composition” di Francisco Lopez

Musiche dell’800 e del ’900 eseguite da Giuseppe Grippi – pianoforte.

Grippi eseguirà musiche di Franz Liszt e Federic Chopin, alle quali si aggiungeranno un’opera di Johann Sebastian Bach trascritta da Ferruccio Busoni e una rielaborazione virtuosistica di una composizione di Giuseppe Verdi fatta da Franz Liszt.

I concerti, eseguiti nel Cortile Maqueda di Palazzo Reale, saranno divisi in due parti: “Paesaggi sonori/soundscape composition” e “Musiche dell’800 e del ’900”.

I suoni che parlano di natura, i suoni da noi stessi prodotti nell’ambiente, ma dei quali non siamo consapevoli, oggi diventano rielaborazione artistica con la soundscape composition offerta da Ars Nova con la collaborazione, fra gli altri, di Italia Nostra - Sezione di Palermo.

E’ una tecnica compositiva che accompagna l’ascoltatore a vivere virtualmente i luoghi attraverso la memoria dei suoi suoni, realizzando un’esperienza sensoriale particolarissima. Infatti, attraverso l’impianto in quadrifonia che verrà allestito nel Cortile Maqueda ed altri strumenti digitali, l’opera permetterà di immergersi nel mondo dei paesaggi sonori, magari socchiudendo gli occhi. Un suono può scavare nella memoria, nel vissuto di ciascuno di noi. Può far venire alla luce sopiti ricordi.

Ad introdurre i due concerti saranno il prof. Piero Longo, presidente della Sezione di Palermo di Italia Nostra, e Giulio Pirrotta, presidente di Ars Nova -Associazione Siciliana per la Musica da Camera.

Produzione

    Ars Nova Associazione Siciliana per la Musica da Camera

In collaborazione con

  • Italia Nostra - Sezione di Palermo
  • Istituto Superiore di Studi Musicali “A. Toscanini” di Ribera
  • Rete Siciliana per il paesaggio sonoro - Comitato operativo per il Paesaggio sonoro (Antitesi – Ars Nova – SSRG – Wozlab)

Gli artisti

  • Domenico Sciajno compositore palermitano, attivo a livello europeo ed internazionale, docente Conservatorio di Trapani
  • Francisco Lopez compositore spagnolo, attivo a livello europeo ed internazionale.
  • Laureati dell’Istituto Superiore di Studi Musicali “A. Toscanini” di Ribera
ArsNovawww.arsnovapa.it Italia Nostra Palermo
www.italianostrapa.it
Istituto Toscanini
www.istitutotoscanini.it

L'Autogoverno della Sicilia, dai modelli storici
all'autonomia statutaria

"L' Autogoverno della Sicilia,
dai modelli storici all'autonomia statutaria "

Le celebrazioni del Bicentenario della Costituzione siciliana del 1812, con la Mostra “Sicilia 1812 Laboratorio costituzionale” delle due sezioni ospitate nel Palazzo Reale e nell’Archivio di Stato di Palermo, sono lo spunto per organizzare una serie di incontri di approfondimento relativi ai principali temi di riflessione offerti da quell’esperienza costituzionale, con l’obbiettivo di attualizzarli.

Il secondo appuntamento - dopo quello del 22 giugno sulla Gazzetta britannica, che ha datol’occasione per riflettere sul rapporto fra stampa e politica nella moderna società della comunicazione – ha ad oggetto il tema dell’autogoverno, nell’esperienza storica, all’epoca dello statuto di autonomia e in prospettiva comparata.


(Locandina evento)

Palazzo Reale di Palermo - Sala Gialla e Sala Rossa
mercoledì 7 novembre 2012, ore 10.00 (ingresso su invito)

Segreteria organizzativa: Tel. 091 7054313
segreteriagenerale@ars.sicilia.it

Il 1812 e la modernizzazione
del sistema economico e sociale

Il 1812 e la modernizzazione
del sistema economico e sociale

Le celebrazioni del Bicentenario della Costituzione siciliana del 1812, con la Mostra “Sicilia 1812 Laboratorio costituzionale” nelle due sezioni ospitate nel Palazzo Reale nell’Archivio di Stato di Palermo, sono lo spunto per organizzare una serie di incontri di approfondimento relativi ai principali temi di riflessione offerti da quell’esperienza costituzionale, con l’obbiettivo di attualizzarli. L'appuntamento di oggi - dopo quelli del 22 giugno sulla Gazzetta britannica e del 7 novembre sull'autogoverno che hanno dato occasione per riflettere, rispettivamente, sul rapporto fra stampa e politica nella moderna società della comunicazione e sull'autonomia statutaria oggi - ha ad oggetto il tema della modernizzazione del sistema economico e sociale.

L’analisi dei dati strutturali del primo ‘800, nei settori tradizionali e in quelli ad alto tasso di innovazione, offrirà l’occasione per analizzare le linee di sviluppo e le tendenze di lungo periodo caratterizzanti l’economia siciliana oggi, con particolare riferimento all'inserimento nel contesto nazionale ed europeo.


(Locandina evento)

Palazzo Reale di Palermo - Sala Gialla
venerdì 16 novembre 2012, ore 10.00

Segreteria organizzativa: Tel. 091 7054313
segreteriagenerale@ars.sicilia.it

Eventi

25 maggio 2012 27/28/29 maggio 2012 15 giugno 2012 20 settembre 2012 e 5 ottobre 2012 7 novembre 2012 16 novembre 2012
Sicilia 1812 Laboratorio Costituzionale

“La Religione cattolica dovrà essere unicamente, ad esclusione di qualunque altra, la Cattolica, Apostolica e Romana e che il Re sarà obbligato professare la medesima Religione e quantevolte ne professerà un’altra sarà ipso facto decaduto dal Trono”

“Il potere di fare le leggi, e quello di dispensarle, interpretarle, modificarle ed abrogarle risiederà esclusivamente nel Parlamento”

“Il solo Parlamento avrà il potere di mettere nuove tasse e di alterare quelle già stabilite”

“I ministri del Re e impiegati saranno soggetti ad esame e sindacatura del Parlamento”

“Il Parlamento sarà composto di due Camere, una detta de’ Comuni l’altra chiamata de’ Pari”

“La Camera de’ Comuni sarà formata da’ Rappresentanti delle popolazioni di tutto il Regno”

“Sarà unicamente diritto di Sua Maestà quello di convocare, sciogliere e prorogare il Parlamento”

“In mancanza di legittimi eredi e successori la Nazione avrà il diritto di scegliere il suo Re”

“Il Re di Sicilia non potrà per qualunque sia cagione allontanarsi dal Regno senza il consenso del Parlamento”

“Il Potere giudiziario sarà distinto ed indipendente dal Potere esecutivo e legislativo”

“Alcun siciliano non potrà essere arrestato, esiliato o in altro modo punito e turbato nel possesso e godimento de’ dritti e de’ suoi beni se non se in forza delle Leggi di un nuovo Codice, che sarà stabilito da questo Parlamento”

“Il nuovo Codice sarà scritto in lingua italiana e quindi tutti gli atti giudiziarj e le sentenze saranno scritte nella stessa lingua”

“Non vi saranno più feudi e tutte le terre si possederanno in Sicilia come in allodj”

“Ognuno potrà stampare e pubblicare le sue idee senza bisogno di licenza”

“Ogni cittadino siciliano avrà la facoltà illimitata di parlare su qualsiasi oggetto politico, lagnarsi delle ingiustizie fattegli senza aversi riguardo dai magistrati alle denuncie delle spie e senza poter essere castigato per qualunque cosa si è fatto lecito dire”

“Ogni Cittadino siciliano sarà in dovere di conoscere la Costituzione del Regno e tutte le Leggi che la compongono”

“Ogni siciliano per potere avere parte diretta o indiretta alla formazione della legge dovrà sapere leggere e scrivere”

“Ogni elettore sarà in libertà di proporre qualunque candidato; ma la elezione cadrà sopra colui che ha riportato maggior numero di voti”

“I candidati non potranno dare agli elettori danaro, feste, pranzi, o altro”

“Ogni membro di ciascuna Camera, che sarà accusato, dovrà immediatamente uscirne, e non potrà rientrarvi se non chiamato alla barra, o cancellata la sua accusa”

“Un cittadino siciliano di qualunque classe non potrà esercitare più di due impieghi pubblici lucrativi, dovendosi impedire la moltiplicità delle cariche nello stesso soggetto”

“Ogni cittadino siciliano sarà reputato come faciente parte del potere legislativo direttamente o indirettamente, e come tale non riconoscerà altre autorità, salvo quelle stabilite dalla legge”