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Il Palazzo dei Normanni
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Il Palazzo dei Normanni
Introduzione Storia del Palazzo Visite


Visitare il palazzo dei Normanni è riandare attraverso il passato della nostra Terra, storia, genti, architettura, arte. Perchè no, politica della regione.

Il fornice di ingresso ci propone tre momenti significativi della storia del monumento fusi in maniera armonica: la Traccia della fortezza araba, la Torre Greca è una delle quattro grandi torri del castello normanno -, l'intervento Rinascimentale che trasforma il castello normanno in Palazzo.

Alla fine del fornice si apre al visitatore il grande cortile "Maqueda", dal nome del viceré che lo volle alla fine del XVI secolo per regolarizzare il perimetro della corte interna. Splendido il loggiato su tre ordini, quasi unico nel suo genere.

Alla sinistra lo scalone della Torre Greca, dominato dal paramento inclinato della muratura della stessa torre. Al Primo loggiato troviamo le sedi dei gruppi parlamentari. Dalla "Scala Prefettizia" (veniva usata nello scorso secolo dal Prefetto in carica per accedere al suo appartamento privato), raggiungiamo il piano delle Commissioni Legislative. Anche qui, percorrendo il corridoio che le disimpegna, notiamo le sovrapposizioni conseguenti alla trasformazio del castello in palazzo. Appena all'inizio dello stretto corridoio, sulla sinistra si presentano alla vista: l'originario prospetto del castello, successivamente divenuto paramento interno del corpo rinascimentale, e l'abside della palatina con l'evidente taglio dovuto all'inserimento del corpo spagnolo. Sulla destra si susseguono i saloni delle Commissioni legislative dove i disegni di legge, presentati dal Governo o dai Deputati, vengono discussi in sede referente ed approvati per il successivo esame dell'aula. Uno sguardo in alto, ed ecco uno spettacolo di sconvolgente bellezza, i soffitti del XVIII secolo che sovrastano quelli successivi che, come in un gioco di scatole cinesi, l'uno dentro l'altro, testimoniano le modifiche della distribuzione interna degli spazi.

Alla fine del corridoio usciamo nel cortile pensile, detto "della Fontana", che proprio cortile non è, basti pensare che il suo calpestio sta più in alto di quello del primo piano. E' quello che resta della demolizione di una delle torri interne del castello, operata tra la fine del XVI e l'inizio del XVII secolo. Sotto, si trovano gli ambienti che fanno parte, sicuramente, del piede arabo del castello. Alcuni di questi hanno ospitato le prigioni come testimoniano i graffiti con i quali uomini del passato hanno voluto lasciare testimonianza della loro esistenza.

Continuando nel nostro itinerario, salendo la "Scala Bianca", raggiungiamo il "Piano nobile". Oggi Piano Parlamentare, nei cui ambienti trovano ospitalità gli uffici del Consiglio di Presidenza costituito dal Presidente, da due vice Presidenti, tre Deputati questori e tre Deputati segretari; l'organismo presiede alla gestione dell'Assemblea Regionale Siciliana. In cima alla scala il lungo corridoio dei saloni che si sviluppa per tutta la lunghezza del corpo rinascimentale, dalla Torre dei Venti alla Torre Greca, e su cui troviamo le grandi Sale Bianca, odierna Sala Stampa, Rossa, dove si riunisce la Conferenza dei Capi gruppo, Gialla e Verde.

Seguendo il percorso attraversiamo la Sala della Preghiera il cui nome viene dal quadro "Donna con le mani giunte", della seconda metà del XIX secolo, di Mara Cavallaio. Splendidi, nello stesso ambiente, i due grandi quadri dell'ottocento siciliano. Uno di Ettore De Maria Bergler, "Tempio di Giove a Siracusa", l'altro di Michele Cortigiani, "Le mura fenicie di Erice".

Ritorniamo in ambienti normanni quali La Torre dei Venti e la Sala di Ruggero. Quest'ultima rarissimo esempio di arte musiva, non ispirata a soggetti sacri Cristiani, dove, secondo alcuni studiosi, forte è l'influenza persiana o islamica. Altrettanta attenzione merita il tavolo al centro della stessa Sala il cui piano di appoggio è costituito di una sezione di sequoia fossilizzata e orlato con ametista.

La Torre dei Venti, la cui copertura non è quella originale dell'epoca, una cupola tipica dello stile arabo-normanno, bensì quella voluta da Vittorio Amedeo di Savoia, Re di Sicilia dal 1713 al 1720, per dare più luce all'ambiente. La rosa dei venti in cima al soffitto dà il nome alla Sala.

Da questa, salendo pochi scalini, si accede alla Torre Pisana, la seconda delle quattro grandi torri del Castello, oggi ufficio del Presidente dell'Assemblea Regionale Siciliana.

Dalla porta di fronte alla sala di Ruggero si passa agli Appartamenti della Regina. Lo stato di questi ambienti e degli altri attigui, compresa la Sala d'Ercole, è quello della fine del XVIII secolo inizio del XIX, quando, in due successivi periodi, la corte di Ferdinando IV di Borbone si trasferisce a Palermo. Vediamo la Sala Cinese, decorata da Giovanni Patricolo, quella Pompeiana, opera di Giuseppe Pataria, della Lettura, la Sala degli ex-presidenti dell'Assemblea Regionale Siciliana. Da quest'ultimo ambiente si accede alla Sala d'Ercole. La grande Sala fu realizzata tra la fine del XVI e l'inizio del XVII secolo, per ospitare i Parlamentari Generali Siciliani. La tradizione parlamentare della nostra isola è molto antica risale al 1130 quando Ruggero II volle istituzionalizzare le assisi che periodicamente erano state convocate fin dal 1097 a Mazara del Vallo da Ruggero I.

Le decorazioni attuali, come quelle delle sale precedenti, sono prevalentemente neoclassiche. In particolare nella sala del Parlamento, opera di Giuseppe Velasques, l'elemento ispiratore è Ercole. Alle pareti alcune delle fatiche, al soffitto: la nascita, il trionfo, la morte. L'aula, dal 25 maggio 1947, ospita le sedute dell'Assemblea Regionale Siciliana, massima espressione dello Statuto autonomistico. In essa, secondo le procedure previste dal Regolamento d'aula, si sviluppa l'attività parlamentare per la discussione e l'approvazione delle leggi regionali o per lo svolgimento dell'attività ispettiva sul Governo. Una parte della sala è riservata al pubblico, al centro gli scranni dei Deputati, sul fondo il banco della Presidenza dell'Assemblea e del Governo e sulla destra quello della Commissione che in precedenza ha esaminato il disegno di legge in discussione.

Uscendo attraversiamo la Sala di Archimede, il cui nome viene dalla statua dedicata al grande matematico da Benedetto Civiletti, e scendiamo per lo scalone d'onore. Anche questo opera dei Viceré spagnoli che, come più volte detto, trasformarono il Castello normanno in Palazzo.

Scendendo al primo loggiato troviamo il gioiello normanno per eccellenza: La Cappella Palatina. Voluta da Ruggero II nel 1130, ultimata nel 1143, testimonia la grande apertura del Sovrano normanno e dei successori verso le popolazioni che costituivano il Regno: bizantini, latini, musulmani. Ebrei. La presenza nella chiesa privata del Re Cristiano di opere realizzate da artisti di religione diversa dalla sua, Musulmana in particolare; l'architettura latina fusa con quella bizantina per dare pari dignità ai cattolici dei due riti; lo splendido soffitto ligneo alveolato e dipinto, simbolo della mediazione tra cielo terra secondo il credo musulmano, vicino alla volta del coro che ha lo stesso simbolismo per i cristiani; i mosaici di fattura bizantina con il vecchio testamento nei due registri della navata centrale, il nuovo testamento nelle pareti del coro ed, infine, alle pareti laterali la vita dei Santi Pietro e Paolo, storia della nascita della Chiesa quale comunità ecumenica... fanno di questo monumento, come disse Guy de Maupassant nel suo "Viaggio in Sicilia", "il più sorprendente gioiello religioso sognato dal pensiero umano ed eseguito da mani di artista". Da non perdere, sempre all'interno della Cappella, vicino all'ambone, unico nel suo genere, il candelabro pasquale dell'XII secolo, in marmo, che ci propone la passione e la resurrezione di Cristo secondo le scritture dei Profeti.

Usciamo dalla Cappella e, scendendo per lo scalone, troviamo la Carrozza di Principi Branciforte, opera della prima metà del XVIII secolo. Si dice essere più bella di quella del Viceré.

Ritornando verso il Cortile Maqueda, sulla destra troviamo le Sale del Duca di Montalto. Dal grande oblò in fondo alla scala sulla destra, possiamo ammirare le mura urbiche della Palermo del V secolo a. C. con la splendida postierla ad arco e, davanti a queste, la successiva fortificazione del III secolo a. C.

Rinvenimenti recenti che hanno contribuito a comprendere meglio la topografia antica della Città. Nelle stesse sale di particolarmente interessanti l'affresco di Pietro Novelli "Pietro Moncada vincitore dei Mori" e quello di Gerardo Astorino "La seduta del Parlamento siciliano" entrambi del XVII secolo.

Da un fornice alle Sale, torniamo all'aperto sul grande viale che ci porta verso il Bastione, facente parte del sistema difensivo della Palermo del XVI secolo, sistemato nel modo attuale, dopo varie trasformazioni, nella seconda metà del XIX secolo.

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